“Cena con sorpresa” di autori vari, regia di Toni Fornari anche interprete assieme a Tosca D’Aquino, Simone Montedoro ed Elisabetta Mirra. Alla Sala Umberto di Roma

Cena con sorpresa

Un piatto di battute senza il brillante

Cena con sorpresa è una specie di Indovina chi viene a cena? all’amatriciana in cui l’afroamericano, ossia Sidney Poitier nella famosa pellicola di Stanley Kramer, è sostituito dal cinquantenne miglior amico del padre di lei, ragazza di venticinque anni. Fin qui nulla di male, l’ispirazione nasce dove può ma sarebbe stata buona cosa per l’onorato pubblico della Sala Umberto di Roma se delle otto mani vergatrici della commedia, ve ne fossero state due, anche una, con almeno una metà dell’abilità drammaturgica di William Rose, lo sceneggiatore del film. Ecco la lista in ordine alfabetico degli autori di questa cena senza nessuna sorpresa: Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia, Vincenzo Sinopoli.
Il nodo della vicenda viene spiattellato alla platea (non ai genitori della giovane) il più presto possibile – ossia che l’amico e la figlia sono innamorati – con il risultato che in grazia d’un po’ di battute a doppio senso comprensibili in conoscenza della situazione, si evita di affrontare il lavoro necessario a un copione che aspiri alla statura di commedia: trama, crisi, disegno dei caratteri, relazioni fra i personaggi che vadano oltre i gradi di parentela e le scaramucce fra moglie e marito o genitori e figlia.
La commedia non cammina, la situazione resta ferma, lo spettacolo vive solo di battute: questo è un vecchio vizio italiano responsabile di un deficit evidente nella scrittura teatrale nazionale (e anche in quella cinematografica). Alla costruzione ed evoluzione di una situazione comica, si preferisce la faciloneria dello sganascio momentaneo. Una drammaturgia del momento che lascia il momento che trova. Tuttavia nelle cose d’arte copiare è lecito, anche rubare. A imitare i meccanismi dei maestri anglosassoni e francesi della commedia brillante, gente che ha scritto cose come Indovina chi viene a cena?, tanto per fare un esempio, qualcosa in scena succederà.
Si eviterà almeno che, come avviene in questo caso, lo spettacolo abbia il fiato assai più corto della sua durata. Tocca quindi inzepparlo di pistolotti generazionali, come di cetriolini un tramezzino, con accuse incrociate di ipocrisia e ingenuità. La ragazza dice il fatto loro a quelle cariatidi di genitori cinquantenni e questi rispondono che lei non conosce la vita e che comunque venticinque anni di differenza sono troppi. Schema rifritto di conflitto fra giovani e vecchi.
La parte della mamma è affidata a Tosca D’Aquino la quale dovrà pur decidere, almeno entro la fine delle repliche, se il suo personaggio è milanese o napoletano visto che alterna le due calate senza nessuna ragione apparente e apparente sua soddisfazione. Simone Montedoro interpreta il marito con un mestiere adatto a commedie e caratteri più strutturati; Toni Fornari fa l’innamorato attempato e firma una regia magra, alimentare, attorno al tavolo della cena; Elisabetta Mirra nella parte della figlia è discontinua anche perché il ruolo non aiuta.

Marcantonio Lucidi,
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