“Torna fra nove mesi” di Maria Evelina Buffa Nazzari anche interprete assieme a Maddalena Recino. Regia di Angelo Libri. Al Teatrosophia di Roma

Torna fra nove mesi

La vita non si può giudicare

Uno spettatore non dovrebbe mai conoscere la storia personale degli artisti di teatro perché ne va della distanza fra chi in scena agisce e chi in platea osserva. Le emozioni, i sentimenti, i giudizi, gli apprezzamenti del pubblico hanno da scaturire dallo spettacolo in sé per evitare che la prova dell’interprete, la sua poetica, la sua grazia, vengano viste fuori dall’opera e quindi dalla qualità, dalla grandezza, artistica. La colpa è nell’occhio di chi guarda.
Andato in scena la prima volta nel 2013 e ripreso in varie occasioni nel corso degli anni, il testo di Maria Evelina Buffa Nazzari Torna fra nove mesi, da lei stessa interpretato assieme a Maddalena Recino con la regia di Angelo Libri, viene ora riproposto al Teatrosphia di Roma.
Si tratta di un monologo mascherato da dialogo, ossia le due attrici interpretano, senza che ciò venga dichiarato nel corso dello spettacolo, una sola donna, la madre d’un figlio suicida. Nazzari e Recino restituiscono due posture d’una sola anima di fronte all’indescrivibile, all’inaccettabile. E all’ingiudicabile.
Il teatro è una metafora della vita, un trasferimento di significato per una ridefinizione del senso a fondamento di una finzione che dice la verità. In questo spettacolo, invece, c’è la verità liricizzata e non drammatizzata, la parola detta a descrizione di un dolore inestinguibile, la realtà d’una sofferenza come stato perenne dell’essere. Ci sono delle volte in cui è meglio che lo spettatore ignori se in scena c’è la persona in luogo d’un personaggio. Si può portare la vita su un palco per dirla, se ne può persino parlare, ma non la si può criticare.

Marcantonio Lucidi,
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