“Meno di due” scritto e diretto da Francesco Lagi. Con Anna Bellato e Francesco Colella. Allo Spazio Diamante di Roma
Le probabilità dell’amore
Meno di due è il titolo perché non sono ancora due e chissà se alla fine dello spettacolo in scena allo Spazio Diamante di Roma saranno una coppia. Lei e lui si conoscono proprio alla prima scena, dopo mesi passati a scambiarsi messaggi e foto in qualche chat, sanno l’uno dell’altra non più degli spettatori, cioè poco o nulla salvo quanto si sono detti durante le conversazioni via internet. Imbarazzo iniziale, timidezza mischiata al desiderio di osare, paura di fare brutte figure, timore di non piacersi. Stanno cercando un amore.
La storia scritta e diretta da Francesco Lagi è minima, quasi fragile teatralmente ma è portata in scena da due attori eccellenti, Anna Bellato e Francesco Colella, che del testo sfruttano tutte le occasioni interpretative, lo arricchiscono di tempi, controtempi, di vuoti, pieni, di ritmi perfetti in battuta e controbattuta, Colella che parla, si muove e lei seduta in controscena mimico sono un delizioso e delicato esempio di passo a due. Lei dice frasi di circostanza con l’accento veneto, lui salito dalla Calabria per incontrarla, la guarda un po’ interdetto; lui seduto in macchina, cioè su un cubo, risponde di malavoglia al cellulare, lei sul cubo accanto guida con le mani che fanno finta di stringere un volante. Meglio non tentare neppure di metterlo in scena un testo così se non si dispone di interpreti molto tecnici e al contempo poetici, a tratti surreali, capaci di un teatro evocativo. Con artisti come Bellato e Colella, nessun bisogno di proiezioni video e artifici tecnologici, questa è gente che in scena fa teatro vivo prima ancora che spettacolo dal vivo.
I due protagonisti hanno nomi? Boh, sì, ma sono una Lei e un Lui universali, colti nel momento in cui le cose dell’amore potrebbero essere ma ancora non sono, forse saranno, forse no, nemmeno loro lo sanno, ci sperano, intanto si guardano, si dicono tante cosette, quisquilie, sciocchezzuole, inezie, minuzie, pinzillacchere e dentro questo pagliaio di parole nascondono desideri, speranze, il passato, le delusioni, i sogni, ogni tanto viene fuori qualche stoppia autobiografica. A vederlo dalla platea, questo abbozzo di relazione è comico e commovente, buffo e maldestro. Insieme vanno a visitare una grotta neolitica e in quel buio potrebbe succedere, chissà, magari, sì, no. Allora lei lo porta a casa sua e pure lì, dopo tanto tergiversare, impaccio, goffaggine, i due scherzano, ridono, ballano ed ecco, forse ora sembrerebbe il momento giusto, ci siamo quasi e quasi ci siamo quando all’improvviso come un colpo di coltello nel soufflé arriva un uomo (interpretato da Leonardo Maddalena con una prova all’altezza dei protagonisti). È un meridionale anche lui che vive sul posto e conosce molto bene la donna, dorme spesso in quella casa. Si mostra a disagio, si giustifica, non sapeva dell’incontro con il calabrese, si lamenta delle faccende sue, però adesso se ne andrà, non c’è da temere.
Due sconosciuti nella terra ignota del primo incontro, la piccola storia di un uomo e una donna interpretata benissimo.
