“La festa” di Leonardo Manzan, anche regista, e Rocco Placidi. Con Giorgi Baratashvili, Paola Giannini, Zurab Papuashvili, Anna Tsereteli. All’India di Roma
Alla faccia loro
Sopra un tappeto di bicchieri rotti, si svolge una supra, così in Georgia chiamano le loro feste bacchiche tradizionali e difatti Festa è il titolo dello spettacolo che Leonardo Manzan ha scritto assieme a Rocco Placidi e allestito all’India di Roma dirigendo gli attori georgiani Giorgi Baratashvili, Zurab Papuashvili, Anna Tsereteli in scena assieme all’italiana Paola Giannini.
Alla supra sono invitati anche gli spettatori ai quali verranno offerti, a chi lo desidera, almeno due dozzine di bicchieri di vino. I georgiani, spiega Giannini che fa da commentatrice e da maestro di cerimonie, brindano dappertutto – a casa, nei locali, in mezzo alla strada sui cofani delle macchine – per ogni occasione (battesimi, traslochi, contratti) e qualsiasi ragione ma in questo caso soprattutto alla salute del teatro, della giustizia e della libertà. Uno dei loro amici attori, Andro Chichinadze, è stato arrestato nel dicembre 2024 per avere partecipato alle proteste pro-europee e contro il governo georgiano. Il Vaso Abashidze State New Theatre di Tbilisi in cui lavorava assieme ai tre connazionali che stanno alzando i calici in suo onore davanti al pubblico romano, è chiuso da cinquecento giorni. Questa festa è un atto politico contro i soprusi del potere in una nazione di cui poco si sa in Occidente perché per quanto riguarda il quadrante delle ex repubbliche sovietiche l’informazione attualmente si occupa soprattutto di Ucraina. Quindi vale la pena di cogliere l’occasione per nominare l’attuale presidente della Georgia: Mikheil Kavelashvili, un ex calciatore che ha giocato nel Manchester City, un servo di Putin amante degli arresti arbitrari, delle detenzioni di massa e delle leggi liberticide, odiatore della libertà di stampa.
Però lo spettacolo è soltanto una supra, una festa, e i quattro attori cantano, ballano, bevono e raccontano storie di vita georgiana, ricordano la loro infanzia con un’ora di luce elettrica al giorno. Nei sessanta minuti senza le candele, si faceva festa e ci si riuniva fra familiari e amici davanti a un televisore che mandava in onda un bollettino dei necrologi. In Georgia, dicono, si fa la fila per ogni cosa: è un’immagine quotidiana che vive anche nella memoria degli occidentali che al di qua della cortina di ferro guardavano prima della caduta del Muro di Berlino le fotografie e i filmati delle code nelle strade delle città sovietiche.
Questa però è soltanto una supra, una festa con del buon vino georgiano, si ascolta la loro lingua tradotta nei sovratitoli, Giorgi Baratashvili canta brani rap, lo spettacolo dura un quarto d’ora di troppo con quattro o cinque finali, si vede qualche imprecisione, qualcosa da sistemare, ma non ha nessuna importanza, ecco finalmente del teatro politico, una scena di protesta che deride i satrapi, i dittatorucoli, gli omuncoli del potere, uno spettacolo in cui attori e pubblico fanno una supra alla faccia dei maiali.
