“La mite” da Dostoevskij, regia di Raffaella Mattioli, con Leonardo Sbragia e Giorgia De Cristofalo. All’Off Off theatre di Roma

La mite

Giorno di silenzio a San Pietroburgo

La versione teatrale d’un bellissimo racconto lungo di Dostoevskij, La mite (adattato da Raffaella Mattioli e Rossana Banti), è andato in scena all’Off Off theatre di Roma con l’interpretazione di Leonardo Sbragia. Si tratta di una prova per attore solista e anche il testo originale è, come scrisse Angelo Maria Ripellino, un “lacerante monologo interiore di un uomo permaloso e superbo (quasi variante di quello del sottosuolo)”.
Accanto all’attore, una danzatrice, Giorgia Di Cristofalo, che sulle coreografie della stessa Raffaella Mattioli anche regista, è una rappresentazione tersicorea della Mite, assente dalla scena perché si è uccisa. “Immaginatevi un uomo che si vede accanto, distesa sulla tavola, la moglie suicida che solo poche ore prima si è gettata dalla finestra”, scrive Dostoevskij in una sua nota al racconto. Stavolta non c’è la solita Pietroburgo dostoevskijana con il suo caos organizzato di capitale, ma un luogo non naturalistico, verrebbe da dire uno spazio della morte. Il ruolo dell’attore è di riempirlo della voce d’una parola irreparabile, il suono più stridulo che l’orecchio umano possa sentire, il suono delle cose definitivamente compiute. La Mite, che non ha nome, si è gettata stringendo al petto un’immaginetta della Madonna. Non ha un nome ma ha un’anima. La danzatrice la vuole mostrare.
Il monologo del marito è rivolto a quest’anima. Racconta dell’amore che non è amato (e non ama), della vita che non è vissuta (e non vive), di un uomo e di una donna che si sposano ma non si coniugano. Lo sanno tutti in questo spettacolo – l’attore, la danzatrice, la regista – che si tratta di cose delicate, di lamine sottili frapposte tra gli esseri umani. Prendersi senza comprendersi. Immaginatevi davanti alla vostra donna o al vostro uomo suicida, il suo corpo immobile su una tavola. Il pensiero si muove. La colpa e la discolpa, l’accusa, il pregiudizio, le parole ingiuste e i silenzi sbagliati, l’orgoglio, l’inutile severità. Da questo giorno la vita sarà morte verso la morte e il sangue mai avrà la forza di girare l’ora in senso antiorario. Peccato che lo spettacolo sia andato in scena soltanto tre giorni.

Marcantonio Lucidi,
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