“The prudes” di Anthony Neilson, con Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci anche regista. Al teatro Belli di Roma

The prudes

Niente sesso, sono inglesi

È la solita vecchia storia della crisi di coppia, la quale è come la crisi del teatro: se ne parla dai tempi di Neanderthal ma gli esseri umani continuano a sposarsi e fare teatro. James e Jessica non sono neanche marito e moglie però è come se lo fossero visto che stanno insieme da nove anni e non fanno l’amore da quattordici mesi perché lui non riesce più ad avere rapporti con lei ed è dedito alla masturbazione, pratica che probabilmente risale a prima di Neanderthal.
I due, interpretati da Carlotta Proietti e Gianluigi Fogacci (anche regista), sono i protagonisti di The prudes dello scozzese Anthony Neilson, commedia dolce – amara, come direbbero i bravi cronisti teatrali: un po’ fa ridere, un po’ fa pensare e un altro po’ fa tenerezza. In Italia di queste cose fra gli anni Settanta e Ottanta, quando imperversavano il femminismo, la critica al maschio e la coppia aperta, se ne sono viste a iosa. Questa coppia comunque è ben chiusa, tanto che Jessica ha deciso di trascinare il compagno sul palcoscenico di un teatro a far l’amore davanti al pubblico, magari succede qualcosa. Non è iniziativa da “prudes”, puritani, moralisti, ma pur di fare ginnastica amorosa una donna può accondiscendere persino alla pubblica esibizione, par dire l’autore. James però traccheggia e si schermisce, temporeggia e  si svilisce nella sua impotenza. Allora la jam-sesso diventa una specie di seduta psicanalitica, di terapia di coppia, si sta nella solita fissazione degli inglesi (e degli americani) di strizzarsi il cervello. Cesare Musatti diceva che la psicanalisi è una disciplina inventata dagli ebrei per insegnare agli anglosassoni a vivere come gli italiani. I due protagonisti si rinfacceranno il passato, il presente, il futuro come si fa in ogni duello fra femmina e maschio, anche rivolgendosi direttamente al pubblico in platea per esporre le loro ragioni e recriminazioni.
Neilson non dice niente di nuovo. Come molta altra roba che viene dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, si sta in una simpatica mediocrità drammaturgica, un ”teatro del battibecco” un quisquiliare di pinzillacchere che viene importato in Italia bollato della nobile etichetta teatrale “madeningland”. Ne più né meno di quando noi italiani mandiamo in giro per il mondo una bassa sartoria di vestiti che nemmeno una sciampista di Scampia oserebbe indossare. Infatti il finale della commedia, che l’autore era riuscito fino a quel momento a mantenere al di qua della volgarità, cade in un grossolano che un po’ di fantasia e di astuzia avrebbero evitato.
Neilson, e con lui gli spettatori, deve ringraziare Carlotta Proietti se si ride. L’attrice ha tempi comici notevoli, ottima presenza scenica e una mimica facciale dagli effetti brillanti sia in battuta che fuori. Non manca un colpo, sfrutta ogni occasione umoristica e sa essere osée senza diventare oscena. Se Gianluigi Fogacci, che è un altro tipo di attore, avesse la stessa velocità, gli stessi tempi comici – queste cose vanno recitate come se si tenessero delle nacchere in mano – allora si starebbe in presenza di un bel gioco di coppia scenica a rendere grottesca e surreale la coppia drammaturgica. A far l’amore in pubblico sono capaci in parecchi, a farlo col pubblico in pochi.

Marcantonio Lucidi,
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