“Il discorso del capitano” di e con Giuseppe Manfridi, regia di Claudio Boccaccini. Al teatro Flaiano di Roma

Giuseppe Manfridi 1(1)

All’inizio di quando Totti finì

All’uscita dallo spettacolo Il discorso del capitano, scritto da Giuseppe Manfridi e da lui interpretato al teatro Flaiano di Roma sotto la direzione di Claudio Boccaccini, una spettatrice commentava: “Certo che citare in un monologo su Francesco Totti l’incipit di Anna Karenina – Tutte le famiglie felici sono felici allo stesso modo, ma ogni famiglia infelice è infelice a modo suo – e renderlo giusto e credibile, vuol dire possedere una grande abilità e intelligenza di scrittura”.
Il testo di Manfridi è costruito su un paradosso di grande eleganza: per raccontare un explicit, una conclusione, l’ultima partita di Totti, Roma – Genoa 3 a 2 del 28 maggio 2017, l’autore e attore passa attraverso degli incipit, quello famosissimo di Tolstoj oppure il “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” dell’Infinito di Leopardi, e cita Baudelaire, il quale sosteneva che il primo verso è un dono di Dio, il resto lavoro duro. Facile porsi la domanda: il romano e romanista Manfridi parla di calcio per parlare di uomini, di letteratura, di poesia o il contrario? Ma è interrogativo senza senso, questioncella da azzeccagarbugli della dissertazione critica, bislacca pinzillacchera da quacchero del qua qua. La vita è una partita di pallone e il calcio è una partita della vita.
Uno dei segreti di Manfridi è la digressione, dentro le parentesi si trovano le ragioni di quanto dice fuori delle parentesi. Il film dell’89 di Spike Lee sui diritti degli afroamericani, Fa’ la cosa giusta, ignorato dalla giuria del festival di Cannes presieduta da Wim Wenders, è il punto di partenza per un discorso sul migliore, su chi merita di più, Totti ovviamente, che non ha mai vinto il Pallone d’oro. La meritocrazia non esiste e la vittoria è un casuale punto di congiunzione fra l’essere se stessi e l’essere nel posto giusto al momento giusto, cioè la fortuna.
Roma – Genoa ha le iniziali di Romeo e Giulietta, però finisce bene. E Totti al termine della partita pronuncia il discordo del capitano davanti a tutto lo stadio Olimpico, il suo discorso d’addio. L’incipit: “Ci siamo, è arrivato il momento”. Ogni momento è un inizio e una fine, un’entrata e un’uscita, un incipit e un explicit. Questo racconta Giuseppe Manfridi, narratore per Clio, musa della poesia epica e della storia, e per Eupalla, musa dell’eroico, leggendario, omerico gioco del pallone. Come scrisse Gianni Brera: “Il vero calcio rientra nell’epica”.

Marcantonio Lucidi,
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